Chi è RoDante!

E’NATO PRIMA LO CHEF O IL DOMICILIO?

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Stima e professionalità di uno chef a domicilio non si misurano certo in chilometri. Eppure, se questo fosse il metro, Ro-Dante Il Cuoco Errante sarebbe comunque sul podio (all’anagrafe è Roberto Dante Vincenzi).

“Ovunque nel mondo” è il nome su twitter oltre che la distanza massima con cui raggiunge i potenziali clienti. Poche regole, ma decise, quelle che si è dato in quarant’anni di esperienza: andare solo dove vuole, rispettare senza deroghe la privacy, proporre ricette classiche e, non da ultimo, avere carta bianca sulle portate purché il cliente delinei almeno i gusti. Sorride con sarcasmo quando parla di questa moda tra i fornelli: lui che nel 1974 già sperimentava il metodo, ricorda che nel 2000 compariva solo il suo nome digitando “chef a domicilio” su Google. Provateci oggi e resterete increduli di come la cucina sia diventata una tendenza pericolosa per chi non sa distinguere il falso dal vero.

Rodante da Fano (perché è nelle Marche che ha concentrato gli anni più lunghi della sua carriera e lì ancora risiede) oggi lavora soprattutto a Milano, Verona, Brescia e Bergamo. Ogni giorno dell’anno è buono per accontentare chi lo cerca ma quasi certamente non lo troverete per le feste comandate. O forse sì, dipende. Così come è certo che non cucinerà per voi se siete fanatici di qualsiasi integralismo in tavola: non cercatelo per cene vegane ma provateci per serate vegetariane.

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Il domicilio per lui è un accessorio, purché gli consenta di esprimere tecnicamente la propria abilità: cucina dappertutto, è uno chef di terra  e di mare (non pochi i contatti che riceve durante il periodo estivo per soddisfare il piacere di clienti naviganti), coordina banqueting e catering senza porre più di tanti limiti agli inviti ma, soprattutto, crede fortemente che il suo mestiere non sia sinonimo di elite perché un pasto indimenticabile  – anche solo per  una volta – è diritto di tutti.

Il suo è un pensiero fatto di “ricette e sensazioni”. Molte ricette sono per lui dogmatiche, cioè inderogabili: perché, sostiene Ro-Dante, spingere sulla creatività per smontare un piatto quando ha già raggiunto il suo apice? Le sensazioni, invece, sono quel bagaglio di percezioni con cui entra a casa d’altri per lasciare il proprio segno. La sua è una cucina intrisa di ricette nate dalla cultura delle geografie in tavola, dedicate al ciclo delle stagioni e arricchite dalla semplicità intesa come purezza.

Ha smontato la pasta alla carbonara (lui dice sia nata a Riccione) e l’origine della pizza (veneta, non napoletana), ripete che i vincisgrassi sono solamente marchigiani e lo fa rabbrividire l’idea del pomodoro nel ragù alla bolognese (la ricetta prevede solo la conserva, aggiunta a proporzioni quasi matematiche di alcuni tagli di carne).

Se lo “inviterete”, chiedetegli di cucinare la crescia brusca (tipica pizza di formaggio marchigiana a forma di panettone, un suo must) e non confondetevi tra il brodetto dell’Adriatico e quello di San Benedetto del Tronto (li conosce entrambi alla perfezione e ne gusterete le differenze). La sua presenza potrebbe anche essere un regalo a sorpresa che qualcuno ha richiesto per voi: un giorno potrebbe suonare il vostro campanello e presentarsi alla porta in giacca bianca e tutto il suo metro e novanta di allegria. Cappello da chef a parte.

rodante

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